
Dopo l'era di versioni iper performanti, questa motorizzazione della gamma Monster sottolinea piacere di guida ed equilibrio nelle prestazioni. La potenza del due valvole ad aria è alla portata di tutti. O quasi.
DESIGN
L'estetica di Monster 1100S segue le linee guida introdotte con la sorella di minore cilindrata '696'. Il faro è in posizione incastonata tra i due foderi della forcella. La strumentazione compatta si integra ad un piccolo cupolino, più estetico che funzionale. Il manubrio ha una foggia inedita e si presenta in alluminio con sezione variabile, per una posizione di guida azzeccata, che consente di gestire al meglio la moto. Il serbatoio riprende la storica fisionomia di Monster, ed è composto da due elementi facilmente intercambiabili per personalizzare la moto. Il telaio, misto tubolare e a piastre, presenta un netto stacco cromatico tra i due elementi, per sottolineare la valenza tecnica della scelta dei tecnici bolognesi. Il propulsore ad 'L' è l'unità nota agli appassionati delle moto di Borgo Panigale, che riconoscono l'inconfondibile alettatura dei cilindri.
Posteriormente si evidenzia maggiormente lo stacco con la sorella 696. Un bel forcellone monobraccio fa capolino al posto della soluzione a due bracci. Si accompagnano i cerchi in lega leggera, verniciata in un prezioso color oro.
La porzione di sella del passeggero è celata da una unghia, facilmente rimovibile (senza togliere la sella stessa) per mezzo di due viti a brugola poste sui lati.
I comandi sono tutti regolabili nella distanza, e le pedane del passeggero sono in alluminio per un aspetto più racing.
La strumentazione semplice non eccelle per facilità di lettura, e anche la visibilità delle spie appare migliorabile. Tuttavia presenta numerose informazioni utili al pilota sia in strada che in pista, grazie al cronometro equipaggiato di serie.
Ultima nota agli specchietti posizionati sul manubrio. Belli e dal design moderno, sono posizionati poco sopra il manubrio, lasciando poco spazio per la mano del pilota.
CICLISTICA
Le quote ciclistiche principali parlano di una moto decisamente maneggevole. Anzitutto colpisce il peso di soli 169 kg, per la versione S della nostra prova. Il monobraccio posteriore si fa notare per le qualità dinamiche di tutto rispetto, agevolate anche dai cerchi alleggeriti montati di serie. Le sospensioni sono unità Ohlins. Si distinguono per elevata scorrevolezza e per il buon freno idraulico, offerto nelle svariate situazioni di guida. Anche la risposta alle regolazioni è sensibile, consentendo di adeguare l'assetto alle proprie esigenze. La posizione di guida è centrata con le pedane leggermente arretrate. Il manubrio viene più vicino al pilota rispetto a 696, e trasmette una facile padronanza del mezzo. La guida risulta comunque caricata sulla ruota anteriore. La discesa in piega è immediata, solo nelle svolte e nelle manovre più lente in città, si avverte un po' la larghezza del manubrio. Unico vero neo, l'interferenza tra le gambe e la giuntura del telaio a traliccio, con le piastre posteriori. In caso di sosta, poggiando i piedi a terra si sente il contatto dell'interno gamba con i giunti della struttura tubolare. I freni a disco misurano 320 mm e sono abbinati a pinze ad attacco radiale. Queste ultime sono del tipo monoblocco e garantiscono elevato feeling con la leva, oltre ad un mordente di tutto rispetto. Gli spazi di frenata sono decisamente contenuti, agevolati ulteriormente dal peso ridotto di Monster 1100 S.
PRESTAZIONI
Il propulsore è il collaudato 1100 bicilindrico ad 'L' di 1100 cc alimentato ad iniezione elettronica. I cavalli disponibili ammontano a 95 e sono fruibili in buona misura, fin dai regimi più bassi. Tuttavia è consigliabile mantenere il propulsore al di sopra dei 2.500 giri, per beneficiare delle doti di fluidità di questo bicilindrico, e per evitare fastidiose vibrazioni. Da questo regime fino ai 5.000 giri indicati, la spinta avvertita è consistente, ed accoppiata ad una trazione di riferimento. Con queste peculiarità viene trasmesso un piacere di guida sconosciuto alle rivali naked. Da qui fino ai regimi alti la spinta è di quelle consistenti. Nelle prime tre marce è infatti difficile trovare un altro veicolo, che gli possa tenere testa.
Le prestazioni si accoppiano a consumi interessanti. E' facile riuscire a percorrere tratti di extraurbano, consumando un litro di carburante ogni 18 chilometri.
CONCLUSIONI
Bella, e ora divertente. Telaio e posizione di guida aggressiva sposano un propulsore dalla grinta esagerata. Il due valvole spinge forte, anche se esaurisce presto la sua prepotenza. L'avantreno è solido e preciso, mentre le sospensioni Ohlins consentono una guida efficace su ogni tipo di percorso. La strumentazione seppur completa è migliorabile nella funzionalità. Il manubrio largo si apprezza nella guida impegnata nei tratti pieni di curve, risultando un po' scomodo nelle manovre da fermo a causa dell'ampia distanza tra le due manopole.
Data: 06-4-2009